5.168 (M 2.506, F 2.662)
Densità per Kmq: 195,4 (dati Istat 2001)
I
Sabini e i Romani:
Poggio Mirteto nasce oltre che geograficamente, storicamente
alla confluenza della civiltà italica con quella romana.
Roma,
la grande e potente Roma, aveva molti motivi per guardare con
interesse queste terre ricche e generose, ben popolate ed
economicamente autosufficienti. Nel corso degli anni si
moltiplicarono gli incontri e gli scontri fra genti romane e
genti sabine, come testimoniano le leggende che affiancano la
storiografia ufficiale e che narrano di un intreccio profondo
tra i due popoli, nel bene e nel male, fecondo e portatore di
sviluppo. "Il Ratto delle Sabine" forse tra tutte è la
leggenda che meglio simboleggia quanto questi popoli fossero
indispensabili e complementari l'uno all'altro.
Roma consolidò nei secoli il proprio ruolo di civiltà egemone e
la terra Sabina divenne il naturale approdo, il serbatoio dal
quale attingere elementi umani e ricchezze naturali. Numerose
ville patrizie furono costruite proprio in queste terre a
testimoniare come sia antico il bisogno di fuggire dalla città
verso la campagna.
Le
Ville Romane:
Attorno a Poggio Mirteto numerose ville romane testimoniano
questo interessante fenomeno.
Nell
vicino comune di Montopli si trovano i ruderi detti i "Casoni",
appartenenti a quella che un tempo fu una villa romana
attribuita a Varrone. Purtroppo quello che è giunto ai giorni
dell'antica villa è in uno stato di tale degrado, che non si può
risalire al suo valore artistico ed architettonico. La
disposizione planimetrica, però, ci fa supporre che si trattasse
di un'importante dimora patrizia.
Sembra che la villa fosse collegata da condutture idrauliche ai
cosiddetti "Bagni di Lucilla", altra costruzione di epoca
romana i cui resti si trovano a poca distanza da Poggio Mirteto,
in località San Valentino.
La tradizione vuole che fu l'imperatrice Lucilla, figlia di
Marco Aurelio, a volere il restauro dei Bagni, che da lei
presero il nome. All'interno della costruzione furono ritrovati
una statuetta della Dea Diana Efisina ed un magnifico mosaico
pavimentale raffigurante la stessa Dea.
L'incastellamento
Fra il 1250 e il 1300, gli abitanti di queste terre conobbero un
periodo che fu detto di "incastellamento".
Alcune popolazioni, divenuti angusti i territori abitati, si
spinsero verso la valle dei mirti.
Le popolazioni in questione erano divise in cinque Castra :
"Castellum de Luco", l'attuale San Valentino;
"Castellum Marcilianum", presso l'attuale località
Galantina;
"Castrum di Limisanum", i cui resti si trovano ancora
inglobati nel casale di Rimisciano a circa 1 Km da Poggio
Mirteto;
"Casalia Teranianum" e "Castrum Vulpinianum",
interessanti esempi di trasformazione di villaggi in fattorie,
non frequenti nel Lazio.
Col
beneplacito dei monaci dell'Abbazia
di Farfa, le nuove genti costruirono sul podio dei mirti un
castello, affinché esso garantisse loro una valida difesa. I
monaci avevano tutto l'interesse che le terre adiacenti al
complesso monastico venissero coltivate, così come del resto la
popolazione poteva godere di numerosi vantaggi ponendosi al
servizio di un monastero. Grazie al buon senso e al tornaconto
reciproco, vennero rispettate nei secoli le regole di una
proficua convivenza civile.
L'assetto urbanistico di Poggio Mirteto
La fine dell'era feudale e la perdita del valore strategico ed
economico del Castrum determinarono l'attuale assetto
urbanistico di Poggio Mirteto. A quell'epoca difatti si verifica
una netta divisione in due parti : la parte antica, abbarbicata
al colle, che tuttora conserva il suo autentico aspetto
medievale; la parte moderna che si andò sviluppando oltre la
Porta Farnese verso la valle, alla ricerca di nuovi equilibri
politici e sbocchi economici.
Il
paese antico, il vecchio cuore pulsante del paese, si apre oltre
Porta Giannetta e resta fisicamente racchiuso all'interno delle
mura trecentesche. I vicoletti caratteristici conducono
all'attuale Palazzo Vescovile, un edificio che nel tempo
ha subito numerosi rimaneggiamenti.
In epoca più remota vi sorgeva l'antica rocca che fu poi
trasformata in palazzo abbaziale e successivamente per l'appunto
in Palazzo Vescovile.
Porta Farnese, il più importante monumento rinascimentale di
Poggio Mirteto, immette nei cosiddetti quartieri nuovi della
città. Questo accesso materiale e simbolico fu voluto nel 1573
dal cardinale Alessandro Farnese allora abate di Farfa. Il nome
del cardinale, grande mecenate ed amante delle belle arti, è
scolpito ad eterna memoria nell'architrave della porta. La porta
è sovrastata da una loggia costruita nel XVIII secolo.
Oltrepassando Porta Farnese si accede alla Piazza di
Poggio Mirteto, dalla caratteristica forma oblunga.
Fra la fine del XIV sec. e l'inizio del XV, a Poggio Mirteto si
ebbe una esplosione demografica.
La popolazione fu costretta a spingersi al di fuori della
ristretta cinta muraria medievale e ad insediarsi nelle terre
attorno al paese. Si verificò, così, una vera e propria corsa
alla lottizzazione, tant'è che gli amministratori dovettero
regolamentare le concessioni edilizie e stabilire norme ben
precise per evitare abusi ed illegalità. Nelle cronache si legge
che i cittadini erano invitati a non occupare spazio davanti
alla chiesa con alcuna costruzione, li si invitava, inoltre, a
non erigere abitazioni superiori ai tre piani di altezza, ed
ancora, particolare degno della migliore e più moderna
pianificazione edilizia, evitare scale visibili dalla strada.
Nel 1683 il paese rischiò di essere irrimediabilmente deturpato
da un progetto di lottizzazione dell'area antistante la chiesa.
Fortunatamente la proposta fu respinta dal governo centrale di
Roma. Nel carteggio riguardante questa questione urbanistica, è
inserita una pianta, dalla quale è stato possibile capire quale
fosse a quell'epoca la struttura della piazza di Poggio Mirteto.
Nel corso degli anni subì molte modificazioni soprattutto per
quel che riguarda gli edifici che la circondano.
Da una pianta del 1711 si nota che tutte le abitazioni sono a
due piani e che negli edifici a tre finestre venne aperto un
secondo portone. Dal 1726 in poi i proprietari degli
appartamenti che sorgevano sulla piazza, vennero autorizzati a
costruire altre due stanze da aggiungere all'edificio esistente.
Queste modifiche influirono negativamente sull'aspetto della
piazza, che perse molta della sua originale armonia.
Si potrebbe affermare che quest'ultima concessione ebbe effetti
dirompenti sull'intero paese : alcune costruzioni rimasero
fedeli al progetto iniziale, ma ad altre vennero forzatamente
aggiunte una o due stanze, senza seguire nessun criterio
unificatore.
La
piazza ogni anno fa da cornice al Carnevalone Poggiano.
Il carattere trasgressivo ed irriverente del carnevale, a Poggio
gode di solida tradizione.
La prima testimonianza scritta, relativa all'organizzazione del
carnevale, risale al febbraio del 1579, anno in cui un comitato
di cittadini si riunisce per i festeggiamenti carnevaleschi.
Il Carnevalone come veniva chiamato dai poggiani, a partire dal
1861 viene festeggiato con carri allegorici, sfilate mascherate,
danze.
Il momento culminante viene raggiunto col falò di un fantoccio
di cartapesta, il Carnevalone per l'appunto, che prima di essere
bruciato al centro della piazza, fa un testamento simbolico.
Le
Chiese di Poggio Mirteto:
La Cattedrale dell'Assunta, che si affaccia sulla piazza, fu
edificata tra il 1641 ed il 1725 e consacrata nell'anno 1779. La
chiesa presenta forme monumentali settecentesche, all'interno vi
sono tre navate di notevole pregio artistico, nelle cappelle
laterali sono notevoli un Transito di San Giuseppe, un Battesimo
di Cristo, una Madonna in trono. Inoltre vi è custodita una
croce processionale del '500.
Ciò che si narra in merito a questa croce ha tutto il sapore
della leggenda. Si racconta, infatti, che la croce fosse
appartenuta precedentemente alla Basilica di San Giovanni in
Laterano. Dopo il "Sacco di Roma", gruppi di militari riuscirono
a trafugare dalla Basilica alcuni oggetti di culto, rinvenuti
poi nelle campagne di Poggio Mirteto. I sacerdoti dell'allora
Collegiata di Poggio Mirteto, venuti a conoscenza del fatto,
intuirono la provenienza degli oggetti e si affrettarono a
restituirli a chi di dovere. Per premiare un tale atto di
correttezza, il Capitolo di San Giovanni volle donare alla
Cattedrale la croce professionale, capolavoro di oreficeria di
inestimabile valore artistico e religioso.
La
Chiesa di San Rocco che dall'alto della sua scalinata domina
la sottostante Piazza, nasce come Cappella dedicata a San Rocco.
Intorno alla metà del XVI sec., la cappella venne demolita e,
per opera della Confraternita del Gonfalone, fu edificata una
nuova e più ampia chiesa.
La chiesa di San Rocco ultimata nell'anno 1779 venne volutamente
costruita in asse con Porta Farnese. Le sue linee
architettoniche baroccheggianti le offrono una struttura quasi
circolare.
La sua scalinata, più che monumentale, costituisce quasi una
tribuna naturale.
Percorrendo Via San Paolo, al centro di una piazzetta vi è una
Vetreria che ha il primato di essere stata la prima ad
essere costruita in Italia. Fu eretta nel 1825 da un belga e
dall'allora svetta su tutti i tetti con un parafulmine che
raggiunge i 35 m. d'altezza.
Poggio
Mirteto è ricca di chiese. Poco distante dalla vetreria ci si
imbatte in un altro luogo di culto caro ai poggiani: la
Chiesa di San Paolo, risalente al XIII sec. e decorata da
affreschi, tra cui il trionfo della morte. Si ritiene che essa
fu eretta nello stesso periodo delle prime abitazioni di Poggio
Mirteto. La fama della chiesa è data dalla sua antichità e
soprattutto dalla sua austera bellezza. Inoltre ciò che l'ha
legata indissolubilmente al cuore dei fedeli è la convinzione
generale che grazie al ripristino della tradizionale messa del
venerdì a suffragio delle anime morte, nel 1654, si pose fine ad
una terribile invasione di cavallette. Di fronte allo spettacolo
delle campagne devastate da questi temibili insetti, i poggiani
pretesero che la chiesa riprendesse le sue tradizioni e che vi
tornassero i Padri Missionari per celebrarvi la liturgia del
venerdì, sortendo l'effetto desiderato!
Colle San Cosimo è stato nell'antichità un' importante luogo
di culto ed antro strategico.
I monaci di Farfa edificarono in questo luogo una chiesa con
osservatorio annesso che svolgeva funzione di controllo su tutto
il territorio circostante. Quel che resta della chiesa versa in
uno stato di assoluto abbandono. Un restauro restituirebbe
l'antico splendore all'edificio.
La quiete e la bellezza serena del paesaggio immergono il
visitatore in un'atmosfera rarefatta e magica.
L'ottocento ed il Risorgimento:
Fra la fine del '700 e durante tutto il secolo successivo,
Poggio Mirteto visse un periodo favorevole dal punto di vista
economico e gratificante per i tributi ufficiali che ricevette.
Una delle prime innovazioni positive fu il trasferimento del
prelato governatore da Collevecchio a Poggio Mirteto. Qui il
Prelato oltre a poter usufruire del Palazzo Abbaziale, godeva
dell'ottima posizione del paese dal punto di vista geografico e
delle vie di comunicazione. Nel 1837 a coronamento di un periodo
di espansione e benessere giunge un importante riconoscimento da
parte del Papa Gregorio XVI che decide di elevare il paese a
"città" e di renderla sede di diocesi.
Durante il risorgimento Poggio Mirteto conobbe gli entusiasmi,
le lotte e l'eroismo dei moti rivoluzionari. I poggiani
repubblicani non rinnegarono la loro fede neppure quando nel
1849 ebbe fine la breve parentesi repubblicana a Roma. Si
racconta che incoraggiati dallo stesso G. Garibaldi, i
rivoluzionari di Poggio Mirteto trascorsero un'intera notte a
cantare incessantemente canzoni repubblicane intercalate da
imprecazioni contro Pio IX.
Attorno alla figura del celebre eroe dei due mondi, vengono
intessuti racconti e storie al limite del fiabesco. E' vero
senz'altro che Garibaldi passò per queste terre il 6
luglio 1849, guidando un manipolo di 4.000 uomini e in compagnia
di Anita, sua moglie. Come era suo costume preferì accamparsi
fuori del paese assieme ai soldati, senza però rifiutare i
numerosi segni di amicizia e di ospitalità che gli furono
offerti da Francesco Corazza a nome dei concittadini poggiani.
"Cittadino Gonfaloniere - scriveva Garibaldi all'amministrazione
di Poggio - compiacetevi mandarmi i vostri due cavalli con selle
e ve ne passerò ricevuta".
E' evidente che il generale sapeva di poter contare sulla
collaborazione delle cariche ufficiali del paese.
A perenne ricordo del passaggio di Garibaldi, nel 1932 venne
posta un'erma con un busto di bronzo che lo raffigura, nel luogo
in cui si era accampato.
Legata
al passaggio di Garibaldi nella terra sabina è la Banda
Comunale di Poggio Mirteto, è infatti chiamata Banda
Garibaldina, i musicisti indossano la caratteristica uniforme
portata dai "mille" perché non si spenga il ricordo dei maestri
poggiani che nel novembre del 1867 seguirono Garibaldi perdendo
la vita nella battaglia di Mentana.
Poggio Mirteto oggi
Ciò che caratterizza questa cittadina della bassa sabina e la
distingue dagli altri centri del reatino è la vivacità culturale
di cui le scuole sono un interessante segnale. Raramente
un centro, conta tanti istituti scolastici e così qualificati.
Già nel 1860 veniva fondato per decreto governativo un ginnasio
che colmava il vuoto createsi con la chiusura di un istituto
religioso. In seguito grazie all'opera del canonico Don Ricci,
venne dato ulteriore impulso alla scolarizzazione dei giovani,
dapprima con l'apertura di istituti privati e poi lentamente di
scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Nel 1943 Don Ricci istituì il Liceo Classico, l'istituto
magistrale, quello tecnico-commerciale e per ragionieri. Questi
ultimi hanno connotato il paese come centro di formazione
professionale oltre che culturale dei giovani dell'intera
Sabina, i quali vi compiono i loro studi per poi avviarsi nel
mondo del lavoro. Questo continuo alternarsi di giovani che
studiano, si muovono, a volte si sposano e restano nel paese per
il resto della vita, ha favorito lo sviluppo commerciale ed
economico di Poggio Mirteto,
Anche il turismo ne ha avuto notevole impulso, facilitato
inoltre dalle ricchezze naturali, come la dolcezza del clima e
la spettacolarità del panorama.
Chiunque sia alla ricerca di un ambiente salubre e di bellezze
naturali, a Poggio Mirteto troverà sicuramente piena
soddisfazione ai propri desideri.
Dall'alto del poggio che domina la vallata del Tevere, immersi
nei colori ora infuocati ora dorati del tramonto, si trova
quell'indefinibile sensazione che gli antichi romani sentirono
nel loro animo attraversando queste terre: pace, serenità,
armonia... desiderio di non partire più'.